Incipit

U. Eco

IL CIMITERO DI PRAGA

Il passante che in quella grigia mattina del marzo 1897 avesse attraversato a proprio rischio e pericolo place Maubert, o la Maub, come la chiamavano i malviventi (già centro di vita universitaria nel Medioevo, quando accoglieva la folla degli studenti che frequentavano la Facoltà delle Arti nel Vicus Stramineus o rue du Fouarre, e più tardi luogo dell’esecuzione capitale di apostoli del libero pensiero come Étienne Dolet), si sarebbe trovato in uno dei pochi luoghi di Parigi risparmiato dagli sventramenti del barone Haussmann, tra un groviglio di vicoli maleodoranti, tagliati in due settori dal corso della Bièvre, che laggiù ancora fuoriusciva da quelle viscere della metropoli dove da tempo era stata confinata, per gettarsi febbricitante, rantolante e verminosa nella vicinissima Senna.


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Una replica a “IL CIMITERO DI PRAGA”

  1. Antonio Rivolta ha detto:

    non tutti i romanzi di Eco sono riusciti da un punto di vista strettamente narrativo – a volte sono appesantiti da un contenuto didascalico, da una immane cultura che vuol farsi strada comunque, che si compiace dell’ impossibilità d’ essere chiosata da altrui – Eco è uno degli esponenti maggiori della saggistica e della letteratura italiana – ma non tutti i suoi libri valgono un Nobel ( leggi: il Cimitero…, il Pendolo… )

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