M. RIGONI STERN, Sentieri sotto la neve

Sentieri sotto la neve Stringata e tenera, sincera e diretta è la scrittura di Rigoni, il montanaro, il cacciatore, il soldato, l’uomo. Asiago è la sua terra, ne conosce ogni pascolo, sa le stagioni, parla con i crocieri, aspetta i caprioli, chiama per nome la neve. È lì che puntavano i suoi passi di ritorno dal Lager tedesco. Una raccolta di racconti sul silenzio della montagna, sulle tracce invisibili delle volpi, sulle cicatrici che lascia la guerra, sulla potenza fisica della memoria. Una scrittura che sa di nevischio e malga, uno scrittore da leggere e rileggere. Commovente.

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settembre 29, 2017   1 commento

M. RIGONI STERN, Inverni lontani

Inverni lontani È ormai vecchio, il sergente Mario. Così tanto gli si è accumulato sulle sue spalle e gli ha scavato dentro. Sulle sue montagne, ora, guarda la neve dell’inverno scendere e coprire ogni cosa. Ma arriva come una primavera per i ricordi: le fredde giornate dell’infanzia, tra voli sugli sci e letture accanto alla stufa; i gelidi giorni in Russia, con la paura del gelo e dei nemici; la cura dei preparativi per le nevicate del dopoguerra. Un libro di memorie, di malinconia, di vita, di natura. Il racconto dell’inverno.

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gennaio 20, 2017   1 commento

TRA DUE GUERRE - M. Rigoni Stern

Quando eravamo balilla alla vigilia del 24 maggio ci facevano sfilare davanti alla bandiera per il saluto, mentre la 5ª A schierata sull’attenti cantava la Leggenda del Piave: «Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio / dei primi fanti il 24 maggio. / L’esercito marciava per raggiunger la frontiera / per fare contro il nemico una barriera…»

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maggio 23, 2016   Nessun commento

IL SERGENTE NELLA NEVE - M. Rigoni Stern

Ho ancora nel naso l’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli sternuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don. Ho ancora negli occhi il quadrato di Cassiopea che mi stava sopra la testa tutte le notti e i pali di sostegno del bunker che mi stavano sopra la testa di giorno. E quando ci ripenso provo il terrore di quella mattina di gennaio quando la Katiuscia, per la prima volta, ci scaraventò le sue settantadue bombarde.

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marzo 1, 2014   Nessun commento